Raggi gamma ad alta energia rilevati dalla Nebulosa del Granchio

LHAASO ha rilevato anche un fotone con un'energia di 1,1 PeV (1 PeV equivale a un quadrilione di elettronvolt o 1,1 milioni

miliardi di elettronvolt).La scoperta indica un acceleratore di elettroni estremamente potente situato nella regione centrale della Nebulosa del Granchio. Le sue dimensioni sono paragonabili a un decimo del sistema solare.

Un tale acceleratore eccita gli elettroni a un livelloche è 20.000 volte l'indice massimo del Large Electron-Positron Collider (LEP) del CERN. I parametri del fotone rilevato si avvicinavano al limite teorico assoluto fissato dall'elettrodinamica classica e dalla magnetoidrodinamica ideale.

Si ritiene che il fotone abbia avuto origine da un elettrone ad alta energia che è entrato in collisione con esso e lo ha spinto a livelli energetici incredibili.

Nuove prove supportano l'ipotesi cheLa Nebulosa del Granchio è un residuo di supernova, alla cui formazione ha preso parte una stella di neutroni. Gli scienziati fanno notare che la scoperta di nuovi raggi super potenti aiuterà la scienza a comprendere i meccanismi responsabili dell'accelerazione delle particelle a energie colossali.

La Nebulosa Granchio è 6500 anni luce dalla Terra. Apparve come risultato di una brillante esplosione di una supernova nel 1054 d.C. Questo è il primo residuo di supernova identificato dall'astronomia moderna con chiare testimonianze storiche. La nebulosa contiene una potente pulsar con un periodo di rotazione di 30 millisecondi. La magnetosfera in rapida rotazione della pulsar provoca un potente vento costituito da coppie elettrone-positrone che si muovono quasi alla velocità della luce. Gli elettroni/positroni in un vento pulsar vengono accelerati a energie più elevate quando il vento si scontra con l'ambiente. La nebulosa è creata dalla radiazione di elettroni/positroni accelerati.

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