Una delle prime spiegazioni era che nello strato intermedio (la cromosfera) le onde magnetiche mostravanoForza
Ora i ricercatori hanno combinato le osservazionitelescopio nel New Mexico, USA, con satelliti per identificare la relazione tra le onde magnetiche nella cromosfera e le regioni ad alto numero di particelle ionizzate nelle sorgenti calde nell'atmosfera esterna.
Diversa composizione chimica di interni egli strati esterni del sole furono visti per la prima volta oltre 50 anni fa. La differenza di composizione è sorprendente, dato che gli strati sono fisicamente collegati e che la materia corona proviene dallo strato più interno, la fotosfera.
Grazie a una combinazione unica di terreno ele osservazioni spaziali dell'atmosfera solare, eseguite quasi simultaneamente, hanno permesso di rilevare finalmente le onde magnetiche nella cromosfera e di associarle a un'abbondanza di elementi nella corona che non si trovano nelle regioni interne del sole.
"Identificare i processi che formano la corona è fondamentale mentre cerchiamo di comprendere meglio il vento solareè un flusso di particelle cariche emanate dal Sole che possono distruggere e danneggiare i satelliti e le infrastrutture sulla Terra.Le nostre nuove scoperte ci aiuteranno ad analizzare il vento solare e a risalire alla sua provenienzanell'atmosfera del Sole".
Dott.ssa Deborah Baker (UCL Fisica dello Spazio e del Clima)
L'esistenza di onde magnetiche - oscillazioni di ioni,muovendosi in una direzione specifica - fu teorizzato per la prima volta nel 1942 e si ritiene che sia causato da milioni di nanoflari o mini-esplosioni che si verificano nella corona ogni secondo.
Il team di ricerca ha tracciato la direzioneonde, simulando una serie di campi magnetici, e ha scoperto che le onde riflesse nella cromosfera sembrano essere accoppiate magneticamente a regioni di grandi particelle ionizzate nella corona.
"La differenza nella composizione chimica trastrato interno, fotosfera e corona: questa è una caratteristica non solo del nostro Sole, ma anche delle stelle di tutto l'Universo. Pertanto, osservando il nostro laboratorio locale, il Sole, possiamo migliorare la nostra comprensione dell’Universo ben oltre”.
Dott. Marco Stangalini, Agenzia Spaziale Italiana e Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma
I ricercatori dicono che i loro risultati creanouna base per la ricerca futura utilizzando i dati di Solar Orbiter, la missione dell'Agenzia spaziale europea per acquisire immagini ravvicinate del Sole.
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